Il mio racconto da invitata come giudice alla Pizza al Padellino & Cocktail Competition in Splash Hospitality Expo a Bari
Ci sono eventi che nascono da un’intuizione forte, da una visione chiara, da qualcuno che decide di creare connessioni dove prima non esistevano. La Pizza al Padellino & Cocktail Competition, durante Splash Hospitality Expo alla Fiera del Levante, in partnership con Molino Casillo alla Fiera del Levante a Bari ,è esattamente questo.
E dietro questa visione c’è Mario Bolivar food teller e food blogger di successo
Non solo come organizzatore o presenza ma come vero fautore di un’idea: Portare sullo stesso palco mondi che raramente dialogano davvero, pizza e mixology, e trasformarli in un’esperienza condivisa, viva, concreta.
Un’energia che si percepiva chiaramente durante tutto l’evento, presentato da Tiziana Cappiello, formatrice del campo dell’arte bianca oltre che essere proprietaria di Tiziana Cappiello – La Scienza della Pizza a Minervino Murge. La competizione è stata un momento di crescita, confronto, identità. Quando mi sono seduta al tavolo dei giudici, ho capito subito che non si trattava semplicemente di valutare, bensì di essere all’interno di un racconto.
Cos’è la Pizza al Padellino & Cocktail Competition
La competizione nasce da un’idea potente di mettere in relazione due universi che raramente dialogano in modo strutturato.
Da una parte la pizza al padellino, con la sua tecnica, la sua leggerezza e la sua complessità di impasto.
Dall’altra la mixology contemporanea, fatta di equilibrio, aromi, botaniche e ricerca.
L’obiettivo?
Creare il miglior abbinamento tra pizza e cocktail, dove ogni elemento valorizza l’altro. Non si tratta solo di cucina o di drink. Si tratta di food pairing: l’arte di costruire un’esperienza sensoriale completa.
La giuria: competenze diverse, uno sguardo comune
Seduta al tavolo dei giudici, davanti a me avevo impasti, profumi, colori, bicchieri che riflettevano la luce del palco.
Ma soprattutto avevo persone, professionisti che osservavano ogni dettaglio con prospettive diverse.
La giuria riuniva competenze complementari ed era composta da:
- Christian Romano, giudice e coach dei pizzaioli in gara, owner di Romano Artigiani del Gusto
- Giacomo Fiume, giudice e coach dei bartender, fondatore di The World of Distillery
- Daniele Franzetti, conosciuto come Polpo Arricciato, food blogger
- Davide Di Chio, pizzaiolo e owner di Alterego Pizza Boutique ad Andria
- Andrea Catalano, chef del ristorante Dissapore a Carovigno, una stella Michelin
- Peke Bochicchio, titolare di Barmacia
- Silvia Orlandi, designer e creativa
Ognuno con uno sguardo diverso, ma con lo stesso obiettivo: Capire quando un piatto e un cocktail iniziano davvero a parlarsi.
Cosa osserva un food designer davanti a un piatto
Quando mi trovo davanti a una proposta gastronomica in un contesto come questo, non penso solo al gusto. Guardo. È il mio primo gesto automatico.
Osservo la pizza nel padellino come se fosse un piccolo progetto di design:
- la struttura dell’impasto
- l’equilibrio visivo degli ingredienti
- la palette cromatica
- la composizione visiva
- il dialogo estetico con il cocktail
Perché il food design non riguarda solo ciò che mangiamo. Un abbinamento riuscito si percepisce già prima del morso. Si percepisce quando gli elementi sembrano appartenere allo stesso racconto.
Interior design, cucina e ospitalità: un equilibrio perfetto
Durante la competizione ho posto una domanda che nasce spesso dal mio lavoro di designer: “L’interior design del luogo in cui accogliete l’ospite è solo il contorno del piatto?”
A rispondere in modo immediato e molto lucido è stato lo chef Andrea Catalano, del ristorante Dissapore di Carovigno (una stella Michelin). La sua risposta è stata semplice, quasi matematica, ma estremamente efficace.
una vera esperienza gastronomica funziona quando tre elementi restano in equilibrio e in egual misura:
- 33% il piatto
- 33% servizio
- 33% atmosfera
Tre parti che pesano quasi allo stesso modo nell’esperienza dell’ospite. Perché il luogo in cui mangiamo, la luce, i materiali, lo spazio, il ritmo della sala, non è un semplice sfondo. È una componente attiva dell’esperienza e contribuisce profondamente a come percepiamo ciò che stiamo mangiando. Leggi l’articolo sui dettagli che rendono un locale horeca vincente se vuoi approfondire l’argomento.
I partecipanti e i vincitori della competizione
Delle numerose proposte selezionate, si sono contesi la gara dal vivo, solo in otto, presentando non solo ingredienti, ma vere e proprie narrazioni gastronomiche costruite a quattro mani. Le coppie in gara hanno interpretato il territorio pugliese con linguaggi diversi ma complementari:
- Giuseppe Piscitelli (pizzaiolo) con Puglia in un morso & Saverio Delle Foglie (bartender) con Frisella
- Damiano Liso (pizzaiolo) con Radici Pugliesi & Massimiliano Russo (bartender) con Andale
- Giuseppe Loviglio (pizzaiolo) con Riso, patate e cozze a modo mio & Lorenzo Incarnato (bartender) con Cosmopolita
- Angelo Biscotti (pizzaiolo) con Ze Peppe & Rafael Giuseppe Monopoli (bartender) con Pour Apulian Martini
Ogni proposta è stata un racconto in equilibrio tra memoria e reinterpretazione contemporanea, ma alcune sono riuscite a distinguersi in modo netto.
Il premio per il Miglior Cocktail è stato assegnato a Saverio Delle Foglie (Cambusa, Bari) per Frisella, un drink capace di distinguersi per equilibrio, creatività e per la sua abilità nel raccontare il territorio attraverso la mixology.
Il riconoscimento per la Miglior Pizza al Padellino è andato a Giuseppe Piscitelli (Toruccio, Giovinazzo) con Puglia in un morso, una proposta apprezzata per la qualità dell’impasto e per l’attenta valorizzazione degli ingredienti.
Infine, il premio per il Miglior Abbinamento è stato assegnato alla coppia Damiano Liso (Biga, Bisceglie) e Massimiliano Russo (Gola, Cerignola), con Radici Pugliesi e Andale, premiati per l’equilibrio e la perfetta sintonia tra pizza e cocktail.
Per approfondire consiglio di leggere l’articolo pubblicato dall’ articolo del settore Identità Golose
Splash Hospitality Expo Bari: innovazione nel mondo food & beverage
Quello che mi porto a casa da questa esperienza, è la sensazione di aver assistito a un dialogo tra mondi diversi ognuno con il proprio linguaggio, ma tutti concentrati sulla stessa cosa:
l’esperienza dell’ospite.
Quando tutti questi linguaggi lavorano insieme, accade qualcosa di speciale. Non stiamo più parlando solo di cibo. Stiamo parlando di design dell’esperienza gastronomica. Ed è proprio lì che nasce la vera magia dell’ospitalità.
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