Sono un’interior designer , formata presso l’università italiana più conosciuta al mondo: lo IED di Milano.

Sono specializzata in interni domestici e pratico questa professione dal 2009.


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Silvia Orlandi

Raccontami una storia: come sono cambiati i camini negli anni?

Questo articolo è frutto di una chiacchierata costruttiva con mio padre, Angelo Orlandi, titolare da 40 anni della Fimer, azienda rivenditrice specializzata in materiali di edilizia e di.. camini e stufe.

Le mie domande sono state: come si è evoluta l’immagine e la storia del camino negli ultimi 50 anni?

Quali tecnologie hanno aiutato gli Italiani a scaldarsi maggiormente e a costi più bassi?

Dai caminetti di una volta ai moderni camini di design: la rivoluzione degli anni 70’

 

Il caminetto potremmo dire che sia stato la prima forma di riscaldamento domestico nella storia delle abitazioni, ovviamente con una camera di combustione aperta e utilizzando l’unico “carburante” conosciuto: la legna, facile da reperire in qualunque parte del mondo.

La storia del caminetto recente si sviluppa negli anni 70’ quando gli antesignani della prefabbricazione invitano la clientela ad abbandonare la realizzazione del caminetto in muratura: in tal modo, la creatività e bravura del maestro artigiano ha lasciato spazio a un prodotto prefabbricato e realizzato in uno stabilimento, fatto di conglomerato cementizio alleggerito.

Questo tipo di camino prefabbricato si presentava rigorosamente a camera aperta e di dimensioni ridotte rispetto agli antenati, sia perché le dimensioni della camera di combustione dovevano rispondere a parametri ben precisi per evacuare bene i fumi della combustione, sia perché nel frattempo anche le abitazioni diventavano più piccole, specialmente in città.

Questa mutazione fu recepita dal centro-sud Italia con tempi più lunghi dato che il caminetto era anche l’ambiente ove si sviluppava l’atto del cucinare e pertanto necessitava di spazi più consoni per rimanere acceso 24 ore su 24.

Storia del caminetto: gli anni 90’ e il camino monoblocco con e senza vetro

Negli anni 90’ arrivarono i monoblocchi con e senza vetro: l’evoluzione consisteva nell’abbandonare il conglomerato a favore dell’acciaio, materiale più leggero e più performante. Inoltre era possibile creare una camera d’aria che riscaldandosi erogava aria calda negli ambienti limitrofi con un moto convettivo naturale, oppure con l’aiuto di un motore che ne accelerava il flusso. In pratica il caminetto cominciò a riscaldare grandi ambienti non sfruttando soltanto il calore diretto della fiamma ma anche quello indiretto generato dal moto convettivo.

Il vetro saliscendi arrivò subito dopo trasformando il caminetto in un produttore di calore a camera chiusa con il vantaggio di consumare un terzo della legna fino ad allora utilizzata: l’aria che partecipava alla combustione, infatti, era “bilanciata” dalle fessure regolabili del camino stesso.

Tutto questo migliorò anche il tiraggio del camino, pertanto demolendo l’idea che fosse il vetro ad impedire la fuoriuscita dei fumi mal evacuati, cosa che si evinceva proprio dall’esperienza reale.

Nel frattempo anche l’involucro casa si era evoluto, soprattutto negli infissi molto più efficienti, impedendo un ingresso naturale dall’esterno dell’aria, che avrebbe potuto influire sulla combustione (i cosiddetti spifferi).

Pertanto in fase di progettazione si era costretti a realizzare una presa d’aria con griglia regolabile da chiudere nel periodo estivo.

L’avvento dei nuovi combustibili: i camini a policombustibile adatti alle strutture ristorative e ricettive

Da questo punto si sono sviluppati soltanto delle trasformazioni dimensionali figlie delle esigenze estetiche dei progettisti nonché dell’utilizzo di altri combustibili come il bioetanolo e gas: questi elementi sono diventati indispensabili per agevolare la gestione in talune circostanze professionali, come nella ristorazione e nel settore turistico ricettivo. Altri combustibili importanti sono diventati i policombustibili a pellet-nocciolo e buccia di mandorle che, rispetto alla legna, permettono di utilizzare dei grandi serbatoi dai quali il caminetto attinge automaticamente la fonte di combustione. Quest’ultimi sono molto utilizzati nelle abitazioni rurali ove in assenza dell’uomo è possibile garantire una combustione prolungata finanche la produzione di acqua calda sanitaria.

 

 

Camino Casa-Farnsworth

Casa-Farnsworth di Mies van der rohe

 

Con questo articolo si chiude la triade dedicata al camini. Se vi siete persi i primi due potete cliccare su i link qui in basso. Come sempre, se l’articolo ti è piaciuto oppure hai domande, dammi un tuo feedback sui miei canali social: la mia pagina Facebook Studio Design Silvia Orlandi e il mio profilo Instagram @studiosilviaorlandi.

Articolo : Camino: come scegliere il tipo più adatto alla tua casa

Articolo: Camino a bioetanolo: cos’è e come funziona